Android: com’è nato il Sistema Operativo mobile di Google

I dati parlano chiaro, praticamente una persona su due ha in tasca uno smartphone Android.

Se è il vostro caso, o avete appena comprato un nuovo cellulare o semplicemente avete visto il suo logo stampato su molti dei prodotti tecnologici che la scienza del terzo millennio ci sta regalando, vogliamo raccontarvi brevemente come è nato e come funziona questo sistema operativo passando per quelle che sono state le tappe più significative che hanno portato il robottino verde dalla sua nascita a conquistare il mondo in meno di un decennio.

Iniziamo dal logo, ovvero come una semplice ispirazione avuta in un bagno pubblico ha portato alla creazione di uno dei marchi più famosi del momento: in pochi sanno che la sua creatrice, Irina Blok, fu ispirata dalla grafica stilizzata di un uomo e una donna che troviamo all’ingresso di tutti i bagni pubblici. L’idea geniale di rilasciare poi un logo cosiddetto Open ha consentito la sua spietata diffusione in tutto il mondo: in effetti esso può essere riprodotto in qualsiasi contesto senza alcun problema o licenza.

[Tweet ““…the pictograms of the universal man and woman that often appear on restroom doors” Irina Blok”]

Passiamo dunque ad analizzare più in dettaglio com’è nato e come si è sviluppato questo sistema operativo e il suo estremo grado di personalizzazione che lo caratterizza.

Android è un sistema operativo open source per dispositivi mobili basato su kernel Linux e composto da applicazioni e librerie Java che vengono eseguite tramite la macchina virtuale Dalvik. Siamo nel 2003 quando Andy Rubin e 3 suoi colleghi fondano la Android Inc., startup ambiziosa nata con un unico obiettivo:

[Tweet ““creare dispositivi cellulari più consapevoli della posizione e delle preferenze del loro proprietario” Andy Rubin”]

L’idea è senza dubbio una delle più geniali e futuristiche, ma la domanda sorge spontanea. Staremmo parlando dello stesso robottino verde se quel famoso 17 agosto del 2005 il colosso della ricerca sul web non avesse acquistato la piccola startup americana fondando la Google Mobile Division? Si è trattata chiaramente di una mossa strategica da parte di una delle più grandi aziende al mondo che così facendo entra prepotentemente nel mondo della telefonia mobile. A novembre dello stesso anno è la stessa Google che, assieme ad altre 34 aziende tra cui operatori telefonici e i principali produttori di dispositivi mobile e semiconduttori, fonda la Open Handset Alliance, ovvero un accordo ufficiale per lo sviluppo comune di ‘standard aperti’.

Le mosse strategiche di Google non si fermano qui: preceduti dalla Apple con la produzione del primo iPhone che ha rivoluzionato il modo di concepire il nostro cellulare, Big G spiazza il mondo quando risponde al suo rivale storico con il rilascio di un Sistema Operativo progettato e sviluppato per poter funzionare su una grandissima varietà di dispositivi.

Se difatti fu scontata la presentazione di Android all’Open Handset Alliance, decisamente più geniale e senza dubbio di successo fu il rilascio pochi giorni dopo del primo Software Development Kit (SDK) per gli sviluppatori: ovvero un ambiente completo di tutti gli strumenti di sviluppo (librerie, un emulatore del dispositivo, documentazione, ecc.), praticamente una svolta per il mobile, che ha consentito a qualunque programmatore di avvicinarsi a questo mondo e sviluppare applicazioni mobile in completa autonomia.

Da allora il market android ha superato il milione di applicazioni e sono state rilasciate via via versioni sempre più complete e performanti del sistema operativo. Attualmente siamo giunti alla versione 4.4.4 e siamo in attesa di quella che si annuncia essere la sua più importante evoluzione di sempre (Android 5.0).

Una delle caratteristiche che chiunque ha sentito parlare del robottino verde ha sicuramente notato è proprio il nome assegnato alle sue versioni: accanto alla classica indicazione numerica progressiva utilizzata ufficialmente in tutti gli standard informatici, Google ha inserito un codename, ovvero una parola meno fredda all’uomo scelta all’interno del mondo della pasticceria. Di seguito i principali sviluppi che hanno caratterizzato Android in questo decennio che hanno permesso di dominare l’universo mobile:

  • Cupcake (1.5): introduzione dei widgets,
  • Donut (1.6): nasce l’Android Market,
  • Eclair (2.0): sincronizzazione e client e-mail,
  • Froyo (2.2): supporto al Flash Player,
  • Gingerbread (2.3): supporto VoIP e interfaccia utente più semplice e veloce,
  • Honeycomb (3.0): supporto ai tablet
  • Ice Cream Sandwich (4.0): unificazione del mondo smartphone e tablet sotto un unico OS.

Dunque, non ci resta che attendere la prossima release (L Release) per scoprire quelle che saranno le ulteriori novità apportate ad un progetto in cui Google ha creduto prepotentemente e del quale sentiremo parlare ancora a lungo.

Android: com’è nato il Sistema Operativo mobile di Google ultima modifica: 2014-08-05T11:39:58+00:00 da Codelab Studio

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